Tutti sgomitano nel patto di sindacato (che non c’è) del Pdl
Più che un nuovo patto di sindacato in grado di stabilizzare il Pdl e creare condizioni di sviluppo politico, il generale agosto, come lo chiama Denis Verdini, sembra promettere i temporali tipici di certe guerre di scalata, quando azionisti grandi e piccoli, cordate salde o allentate, giovani turchi e seniores se le danno di santa ragione nel tentativo di attestarsi al meglio attorno all’unico valore nominale al momento a disposizione: nel 2013 Silvio Berlusconi ci sarà, e non solo come appartato azionista di maggioranza.
13 AGO 20

Più che un nuovo patto di sindacato in grado di stabilizzare il Pdl e creare condizioni di sviluppo politico, il generale agosto, come lo chiama Denis Verdini, sembra promettere i temporali tipici di certe guerre di scalata, quando azionisti grandi e piccoli, cordate salde o allentate, giovani turchi e seniores se le danno di santa ragione nel tentativo di attestarsi al meglio attorno all’unico valore nominale al momento a disposizione: nel 2013 Silvio Berlusconi ci sarà, e non solo come appartato azionista di maggioranza. Qualche giorno fa l’incontro tra il segretario Angelino Alfano e il premier Mario Monti era sembrato rinsaldare il Pdl sull’unica linea possibile, sostenere il governo, rafforzando la prospettiva di un futuro nel segno della continuità di programmi risanatori. Il weekend è stato invece un susseguirsi di scoppiettanti alternative.
Ha iniziato Daniela Santanchè, la bocca della verità della pancia del partito, a rintuzzare dubbiosi e malmostosi: “Il ritorno di Berlusconi è assolutamente certo anche perché glielo è stato chiesto da tutta la classe dirigente e soprattutto dai nostri elettori”, e ha annunciato per ottobre “una maxi manifestazione di piazza” in vista della campagna elettorale “che mi auguro sia al più presto possibile”. Dettagli alla strategia li ha aggiunti ieri Denis Verdini, con un’intervista programmatica al Giornale: Berlusconi è “l’interprete più credibile della necessità di rilanciare lo sviluppo”, ha detto, lanciando pure l’idea di presentarsi in ticket “con una donna di grande spessore potrebbe dar vita a una novità politica senza precedenti”. Poco importa se al momento una legge elettorale che preveda il ticket non è alle viste. Per Verdini, che la trattativa per la nuova legge elettorale ha in mano, l’obiettivo resta una formula che rispetti, con l’irrinunciabile premio al partito, lo spirito maggioritario. E in ogni caso, dice sornione Verdini, le mosse di Berlusconi hanno già messo in fibrillazione i nostri avversari e creato un forte movimento nel nostro partito”.
Sul che non c’è dubbio. Il fronte di chi scommetteva su una definitiva rotta del Pdl senza più guida (con fuoriuscite guidate al centro) si trova ora a dover competere con un soggetto vivo e con un Pier Ferdinando Casini più sfuggente. Anche i sostenitori a oltranza del realismo montiano, voto il più in là possibile e apertura alle larghe intese (ieri Franco Frattini ha ribadito che “non si può escludere la Grande coalizione”) sono meno sicuri del loro peso nel patto di sindacato. Poi sono rispuntati i giovani formattatori guidati dal sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, silenziosi nelle ultime settimane dopo gli exploit di primavera. Hanno assestato due colpi alla struttura, contribuendo a lucidare l’immagine del caro leader. Prima hanno diffuso le loro sonore bocciature per Alfano (“ha collezionato un anno di insuccessi”), La Russa (“logoro”), Cicchitto (“simbolo del vecchio”). Poi, mentre faticosamente si sta delineando lo scenario delle prossime elezioni siciliane, è arrivata secca la critica del sostegno a Gianfranco Miccichè, leader di Grande sud, come candidato del centrodestra: improponibile, meglio le primarie. Infine, anche il gioco delle alleanze rende confusi i futuri equilibri. Alfano aveva provato a riaprire alla Lega, incassando però un no. E anche i tentativi formigoniani di riproporre in chiave solo nordista il rapporto tra centrodestra e Lega sembrano già arenati. Infine Ignazio La Russa parla ormai apertamente di andarsene con gli ex An indisponibili alla grande coalazione. Il tutto però, per Verdini, non è poi così male: la mancanza di alleanze può anzi diventare “un punto di forza”, ha detto, perché permetterebbe a Berlusconi di mettere in campo un “programma chiaro”. Tutti con il Cav. sembra per il momento l’unico patto di sindacato possibile nel Pdl.